Coordinamento
del
Partito Democratico
della Provincia Fermo
SEGRETARIA PROVINCIALE
Cinzia De Santis
TESORIERE
Alberto Conti
COMPONENTI DI DIRITTO
Nella Brambatti
Claudio Brignocchi
Giuseppe Buondonno
Giambattista Catalini
Alvaro Cesaroni
Gioia Corvaro
Ezio Donzelli
Paola Franceschetti
Francesco Giacinti
Mariano Langiotti
Pamela Malvestiti comp.di Diritto
Francesca Mandolesi
Anna Manzato
Neri Marcore'
Carmen Mattei
Ombretta Morganti
Paolo Petrini
Romina Talamonti
Mauro Tomassetti
Francesco Verducci
Sibilla Zoppo Martellini
Rosalba Ortenzi
Sandro Vallasciani
Renato Vallesi
COMPONENTI ELETTI IL 10 FEBBRAIO 2008
Anna Maria Accardo
Letizia Bellabarba
Ione Beleggia
Samuele Biondi
Luigi Cameli
Moira Canigola
Adriana Compieta
Maurizio Conoscenti
Daniela Lattanzi
Meri Marziali
Daniele Mercuri
Rosanna Montanini
Luigi Francesco Montanini
Annalinda Pasquali
Flavio Paride Postacchini
Gabriella Remia
Luigi Scardaoni
Alessandro Spena
Claudio Tomassini
Michela Vitali
|
la
Stampa, 3 marzo 2010
BASTA FATTI VOGLIAMO PROMESSE
di Mario Calabrese
Dove sono finite le idee, i progetti, i programmi, i sogni o anche le
affabulazioni che la politica dispensava a piene mani prima di ogni elezione?
Scomparse. Inghiottite da un malessere diffuso, da una cupezza che sembra
aver coperto tutto. Le giornate sono scandite dagli scandali, dalle risse
intestine e dalla sciatteria. La campagna elettorale esprime pochissima
passione e nessuna energia, prigioniera della stanchezza e del risentimento.
Il fallimento della macchina organizzativa del primo partito italiano,
incapace di presentare in Lombardia e nel Lazio liste rispettose dei
regolamenti, racconta molto dei tempi che stiamo vivendo. Ci racconta
come anche nelle incombenze più semplici e ordinarie sia venuta
meno la capacità di fare le cose per bene, con rigore e attenzione.
Il peggiore dei contrappassi per una forza che era nata promettendo la
politica del fare e il trasferimento nella sfera pubblica dello spirito
imprenditoriale.
Viene da chiedersi dove sia la testa dei nostri politici e che cosa li
distragga. Sembrano essere concentrati in lotte fratricide, intenti a
controllarsi e a cercare di piazzare una pedina fondamentale in vista
di una resa dei conti che però non pare imminente. A livello locale
si assiste a uno spettacolo ancora più squallido con le seconde
file impegnate a strappare qualche posizione nelle liste o a rinfacciarsi
la paternità di un candidato impresentabile.
È difficile immaginare che questa trascuratezza, questi veleni e questo
pressappochismo possano poi trasformarsi in illuminata capacità di
governo. La politica oggi sembra tornata sideralmente lontana dai problemi
reali e chiedere conto dei programmi sulla sanità, le tasse o la sicurezza
appare quasi naïf.
La sciatteria è figlia anche dell’arroganza e del disinteresse,
due sentimenti che connotano chi si sente troppo forte, intoccabile,
senza opposizione e senza alternativa. Non è un caso che gli incidenti
delle liste siano accaduti in due regioni che il centrodestra considerava
già vinte e non in discussione. Un eccesso di confidenza che non
si è registrato, ad esempio, in Piemonte, dove la partita è aperta
e la sfida non consente errori e distrazioni, tanto che, a tratti, si
sente anche parlare di politica e di programmi.
Anche a livello nazionale si sente la mancanza di un’opposizione
che tenga alta la tensione, che spinga chi governa a conquistare consenso
ogni giorno invece di perdere tempo a spegnere programmi televisivi e
a cercare silenzi complici.
Come in ogni fase di sfarinamento e di difficoltà è partito
l'esercizio delle previsioni: si scruta Palazzo Chigi per capire se tutto
questo sfocerà in una crisi, se una stagione della politica italiana
volge al termine. Mi pare un esercizio sterile: oggi non sembra esistere
una possibile alternativa di governo pronta e vincente e questa volta
non si riesce a vedere chi abbia la forza o la voglia di far cadere il
Cavaliere. La Lega - l’unico partito con i numeri per fare la differenza
- si è sistemato nella posizione ideale per intercettare gli scontenti
e per approfittare della crisi della Seconda Repubblica come fece con
quella della Prima. Bossi non ha nessun interesse a cambiare cavallo
e precipitare le cose, visto che le disgrazie altrui non fanno che rafforzarlo.
Aspetterà il naturale evolversi delle cose, cercando nel frattempo
di assicurarsi il controllo del Nord, puntando a governare Veneto e Piemonte.
Si dice da mesi che gli ultimi tre anni della legislatura, un periodo
insolitamente lungo senza nessun appuntamento elettorale nazionale, potrebbero
essere una grande occasione per fare riforme. Ma non si capisce quali
e guidate da quale visione. Però non è immaginabile pensare
di vivere 36 mesi in cui la politica si prepara soltanto ad un ipotetico
dopo-Berlusconi.
L’unica certezza è che avremmo bisogno di molto più dibattito,
di proposte, idee e parole e di molti meno silenzi. Non è blindando
tutto che si riconquista la fiducia degli elettori, una fiducia che sta
scendendo ai livelli più bassi: i cittadini sembrano aspettarsi
qualunque cosa o forse sarebbe meglio dire che non si aspettano più niente
dalla politica. E questa è la cosa che allarma di più.
Viene da rimpiangere quell’ironica richiesta scritta con la vernice
pochi anni fa su un muro di Brescia: «Basta con i fatti, vogliamo
promesse». |